domenica 11 gennaio 2009
















per i vostri contatti potete inviare una email appassionatodimotorini@hotmail.it
Cari Lettori,

queste pagine nascono per essere dedicate a coloro che, come me, nati a metà degli anni 50, avevano 14 anni negli anni 70.



Sono eccezionalmente ammessi alla lettura anche coloro che avevano dai 12 ai 16 anni nel 1970, o per lo meno, che abbiano più o meno la stessa età che ci lega alle emozioni prodotte dal vibrare di un motore due tempi e dall'ascolto delle canzoni di Battisti.


Poi fate voi, tutti sono ammessi... che facciamo prima!

Di seguito troverete qualche immagine di motorini posseduti o sognati, poi riposseduti o continuati a sognare. Se avete analoghe fotografie e le volete postare, siete i benvenuti.



Bicicletta Roma Sport, mitico avamposto del fuoristrada 1967








Aspes CS 68, comprata usata nel 69 (grazie papà!),
Motore Minarelli





















Pubblicità di Motociclismo del bellissimo Aspes Cs 69




















Aspes CS 69















Poi l'Aspes Junior 70, quello della copertina naturalmente è l'originale, questo ritratto sotto è putroppo "sfuggito" all'acquisto.
Motore Minarelli P4 Codice
















Campionato interregionale Cadetti, 1971 con Aspes Navaho.
Motore Minarelli P6 50 cc preparato casa 11.5 Hp!
Un missile su due ruote (...ruotine)





















































ed eccolo mirabilmente ricostruito da un artigiano
di Fizzonasco.

























Per andare a scuola, usavo questo meraviglioso Mini Bike, putroppo rubatomi vicino alla Stazione di Porta Nuova, mentre ero andato a salutare una amica che partiva per le vacanze.

Benelli Mini Bike, 1972 (il mio era quello giallo)





























E questo è un suo emulo, appena acquistato in Umbria,
felicemente arrivato a casa

















"Saltino" dal discesone di Bra.
Risultati esplosivi... nel vero senso della parola.



















Qualche mese dopo, venduto l'Aspes, siamo nel 1972,
il primo KTM (detto solamente "Kappa" per noi)

entrava in garage... beh in cantina
(un altro ringraziamento a papà)

Motore Sachs 6 M 125 cc, sui 18 Cv... bastavano per il mono..

(grazie papà! e anche grazie mamma)











1974, finisce la 4^ Superiore alla High School, io e Claudio veniamo bocciati, ma come? avevamo preso solamente 4 in "lima" e 7 in religione... meglio così....mi sono tagliato i capelli, messo la giacca e cravatta e ho cambiato approccio alla vita, e papà mi compra la macchina che non mi ero meritato.

(bella lezione, grazie papà.)

Maggiolino Verde, notissimo davanti alle gelaterie
Tivoli e Biffi di Torino











ma la passione per le due ruote continua a pulsare forte.

Anni '80, é il momento della super stradale Ducati Pantah, gran motore, telaio che con uno che ci dà del gas, sicuramente sarebbe andata meglio che con me... con me andava dritta nelle curve...venduta, disperato.

500 cc Pompone Ducati da oltre 50 Cv.
















20 anni di tranquillità, poi la notte del 50esimo compleanno, la folgorazione: mia moglie e mia figlia mi regalano una festa con 200 invitati, amici, colleghi, parenti... che meraviglia.!


Ciliegina: i miei compagni di scuola della High School che non vedevo da 30anni
(il nucleo storico: quelli bocciati con me, insomma)
Il discorso, dopo due parole si sposta sui motorini:
"ma ce l'hai ancora il K? "

Fulminato, eccomi sul mio nuovo Penton KTM, targato Missouri aprile 1972... era lì che mi aspettava da 34 anni.

Motore KTM 175 cc, sui 24 Cv.














































E già che ci sono eccomi possessore di un meraviglioso 250, 1974.
Aeroplanesco. 250 cc di motore KTM con 30 Cv

















E poi, già che ci siamo...perchè non avvicinarci al mitico
Moto Müller Regolarità Super, Motore Franco Morini 50 cc 6 Cv, anno 1970, mai posseduto... sinora? Eccolo!
Ricostruito dal nulla da un poeta del restauro di Rovereto

















































Comunque bisogna pur muoversi velocemente... e cosa c'è di meglio che un Bimota 600 anni 99? Lo so è un po' troppo giovane, ma stiamo lavorando per un HB2, KB3 o SB4 che abbia almeno 25 anni!


Bimota YB9
Motore Yamaha 600 sri, 100Cv (160 kili!)































Bimota HB2
Motore Honda 900













Bimota KB2
Motore Kawasaki 550

















Bimota SB4
Motore Suzuki 1100















Ogni tanto mi ritrovo nella sabbia,
ma finchè ci sono "pallette" da tirare non è un problema,
l'importante è "esserci in piedi















Questo e' il ritrovo delle vecchiette














































Questa è la colonna sonora della nostra gioventù














Così e' come ci vestivamo!









E adesso ascoltatevi Battisti in "il Tempo di Morire"...
motocicletta 10 Hp... quelli della mia generazione mi capiranno.


7 commenti:

  1. Gentile Direttore,
    volevo farLe i complimenti per il suo sito che ricorda gli anni '70. Ricorda, inopinatamente, anche gli anni '80, come testimoniato dalla foto del Pantak carrozzato Rino. Ricorda, altresì, gli anni '00 per la raffigurazione del Bimota. Siccome avrei intenzione di acquistare, Salvo suo parere, un motocicletto degli anni in cui c'erano i Roy Rogers come Gins, gradirei sapere se è meglio una moto due tempi o una moto quattro tempi. Un mio vicino di casa dice che le due tempi si ingolfano, ma penso che sia solo invidioso.
    Sinceramente suo.
    Giordano Cinque.
    Imperia

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  2. Gentile direttore,
    desidero raccontare ai lettori un episodio occorsomi tre anni orsono, ma che solo per perspicacia racconto a tutt’oggi; lo faccio con la speranza che altri lettori non incombano nel suddetto, e in cuor suo ne abbia a merito.
    Trovandomi il sabato pomeriggio nella mia residenza estiva a trastullarmi il cicalone, decisi al più di fare un po’ di manutenzione al mio motocicletto Benelli/Bimota 1600 RGS, OW, NR, modificato nei vari componenti da me stesso, non avendo io molta esperienza a tal uopo.
    Cominciavo con lo smontare i tubi di scarico e, collegandoli al manubrio, in modo che facesse codesto ultimo da tubo di scappamento con l’intenzione di scaldare le mani nel prossimo inverno.
    Indy toglievo i mortizza tori posteriori e ne applicavo uno di Vespa per favorire la progressione. Avendo, poi, letto il vostro articolo “Turbo per le moto”, incorrevo nell’acquisto di un “turbocharger” procuratomi da mio cugino che lavora all’Alfa Romeo, e lo montai subito dietro il filtro dell’olio, collegandolo al manubrio-scarico per ovvi motivi personali. Consigliato dal vecchio corridore cambiavo le candele mettendole di gradazione più scura, il ché, a detta del tanghero, avrebbe favorito la miscela-
    Infine, per modificare l’avancorsa, montai una ruota anteriore da 10” ragalatami da uno zio che non usava più la Lambretta, con l’unico inconveniente che nelle curve a destra il disco del freno diventava portante, compromettendo in ciò la stabilità direzionale.
    Col mezzo così predisposto mi apparecchiavo alla bisogna, spingendo la moto fuori dal canciello e dando un leggero colpo di clacson cominciai la manovra a spinta, in quanto avevo eliminato l’avviamento per ragioni di peso,
    Devo premettere che io abito a Superga e, quindi, la discesa più facile è quella che porta a Torino.
    Dopo circa 500 m di discesa in folle guardai il tacnetro e vidi che segnava i 160 km/h, decisi, allora, che era il caso di mollare la frizione, anche perché a soli 100 m mi attendeva un tornante cieco a destra. Il motore si avviò subito e, immediatamente, sentii la notevole progressione del turbo, in quanto il contagiri girò tre volte il quadrante: ciò significa 30.000 giri/min.
    Purtroppo, al momento di mettere lo scarico sul manubrio avevo eliminato la manopola dell’acceleratore, bloccando la farfalla nella posizione aperta. Frizionando a più non posso per tenere a bada l’indemoniato motore, iniziai a piegare la moto per affrontare il tornante a 195 km/h; a parte una leggera derapata della ruota anteriore, riuscivo a tenere la traiettoria, imputando a ciò il fatto che avevo con lungimiranza montato sulla destra il cavalletto laterale.
    Ma, purtroppo gli scintilloni lunghi tre metri del cavalletto sull’asfalto, cominciavano a mandare a fuoco la giacca color banana, e questo non lo potevo ammettere. Mollai, quindi, la presa o meglio, cercai di farlo, ma la pelle delle mani rimase incollata al manubrio che aveva, ormai raggiunto il calor rosso.
    Intanto avevo terminato il tornante, e si ruppe la frizione dando il largo a quella inverosimile quantità di cavalli che il gruppo termico dava, ormai impazzito, a 60.000 giri/min.
    Non so quale velocità avessi raggiunto, ma dai rilevamenti della polizia stradale pare che stessi facendo i 324 km/h; iniziai con codesta celerità ad imboccare il secondo tornante che, grazie al cielo, era a sinistra ma un tipo geografico stava venendo in senso opposto con una Flaminia Coupé del ’64,
    Entrai come un pallino nel cofano anteriore, tagliandolo in due ma, poco prima di aprire l’abitacolo feci uno scarto e, con un colpo di reni riuscii a mettere la ruota anteriore sul tetto, e saltai la macchina per intero, atterrando dolcemente 200 m più in giù.
    Il motore non voleva saperne di grippare e il calore alle mani iniziava a diventare fastidioso inoltre, dalla martingala della mia giacca, si sprigionavano delle fiamme preoccupanti. Ma quello che mi dette più sui nervi fu un Ciao che, ammiccando, mi sorpassò in pieno con noncuranza.
    Ora, chiedo a lei signor direttore, e a tutti il lettori: d’accordo, la velocità è bella, ma se tenuta su maximoto che danno piena sicurezza e affidabilità come la mia! Ma come si può, dico io, ammettere che dei giovinastri scellerati manomettano i loro motorini facendoli diventare dei mostri da 380 km/h, mettendo, inoltre, a repentaglio la propria e altrui esistenza?
    Giulio Falabracchi
    Borgata Bauducchi
    Torino

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  3. Buon giorno, sono anch'io un'amante dei Muller, da sempre nel mondo dei motori, mio padre aveva un Cantiere nautico e la squadra corse, le gare e i piloti mi hanno cresciuto con la passione nel cuore. A 14 anni conobbi Bruno Muller per il mio primo cinquantino, telaio blu, serbatoio nero e cromo.Poi a sedici anni il 125 con lo Zundap..., mi viene la pelle d'oca ripensando a quelle emozioni ed ai miei 16 anni... Vennero altre moto ma la gioia di quelle prime non tornò. Mi dedico ora alle gare di motonautica con le barche da corsa di allora e con il motore d'epoca di allora, colleziono motori fuoribordo antichi e moto antiche. Ma mi piacerebbe ancora provare la soddisfazione di guidare il mio Muller in fuoristrada.

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  4. una carezza sul cuore............

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  5. Gentile Direttore,

    Mi preme sottolinearLe per chiarezza di informazione, che tra la Bassa Val Vermenagna e la Valle Maira, l'Aspes Navaho veniva configurato come moto da pista, mantenendone inalterate le gomme tassellate (poiché facevano parte del mezzo "di defolt" come si direbbe oggi, ma sostituendone il manubrio a corna di bue con due semimanubri bassi ricavati da uno tubo idraulico standard da mezzo pollice di diametro. A volte, per comodità, si riutilizzavano tubi con il filetto già intestato e alcuni, spavaldamente chic, lasciavano montato il gomito da tre quarti, sul quale annodavano una (finta) coda di volpe o la saetta di gomma che di norma si sarebbe dovuto utilizzare sulla Fiat 127 per scaricare la corrente elettrostatica; però, avendo quest'ultima (la saetta, non la 127) un look "black devil", tornava all'uopo, e destava sguardi di ammirazione, soprattutto durante le serate estive fuori dal dancing Le Cupole
    Ciò detto, la naturale configurazione del serbatoio, possibilmente in versione grossieramente metallizzata argento, oro o verde ramarro, favoriva, insieme ai semimanubri, una posizione del corpo perfettamente in linea con il terreno, in senso lato, poiché l'apertura sconsiderata del gas in curva e l'anteriore caricato a pieno dal carattere vettoriale della forza impressa dallo spostamento delle braccia, favoriva altresì uno scivolamento repentino e prono verso il suolo in numerose occasioni.
    Per non dire della morosa, che se molto innamorata assumeva anch'ella la posizione affardellata sulla schiena del pilota (aggravando il bilanciamento dei carichi), mentre invece restando in posizione eretta, se novizia alla prima uscita, diventava scudo umano al vento e ai moschini.
    Mi riprometto di inviarle documentazione fotografica quanto prima e mi permetto di complimentarmi anche per il mocassino che indossa con noncialanza nella quinta foto partendo dall'alto, dove viene fieramente rappresentato in sella al CS 68.

    Tanto Le dovevo e mi pregio di ossequiarLa con reverenza.

    Suo,

    Runner77

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  6. Gentilissimo direttore,
    vorrei alacremente commentare la manifestazione tecnica del sig. Runner, o Runner come dice di chiamarsi. Anch'io avevo messo la coda del animale all'antenna del Gilera. Si trattava di una coda di tigre che vinsi al concorso "metti un tigre nel motore" organizzato dalla Esso. Vinsi il sudddetto dopo aver completato la tessera punti. Ogni 100 l di benzina era un punto adesivo. Iniziai a quattordici anni, con il Velosolex. A ventun anni, con il Gilera, avevo finalmente riempito la tessera e ottenuto il favoloso Gadget. Purtroppo si sciolse dall'antenna al lago di Ceresole.
    Cordiali saluti.

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